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Una delle case incendiate dai soldati tedeschi nella rappresaglia del 19/09/1943 Anche se il processo politico che portò l'avvento del fascismo è una problematica già ampiamente studiata, per quanto attiene l'ambito strettamente locale, manca un'analisi attenta e puntuale sui primi movimenti e sulle persone che vi aderirono. Una serena e distaccata valutazione storica è comunque assai difficile per la grande diversità di fenomeni e situazioni che si susseguirono nei vari paesi del vercellese due anni dopo la fine della guerra 1915-1918. In quel periodo si erano sviluppati un pò ovunque gravi malcontenti contro il rincaro della vita e un diffuso malumore verso quel capitalismo che non voleva rinunciare agli alti guadagni minacciati seriamente dalla riconversione industriale. Nelle campagne cresccntinesi, in analogia a quanto avveniva altrove, i braccianti agricoli e i mezzadri erano in continuo stato di tensione contro i proprietari, i quali facevano pagare la diminuzione dei profitti agli elementi più deboli della catena di lavoro.
Di fronte a questa situazione gli interventi governativi non fecero altro che accrescere il disappunto delle masse popolari e i provvedimenti indussero il capitalismo finanziario a coalizzarsi per respingere le richieste di operai e contadini. Su questo tessuto si inserì il movimento fascista, per la cui formazione entrarono in gioco anche diversi altri fattori, dalla smarrita fede nel liberalismo razionale, all'avversione verso i sindacati e verso il socialismo d'ispirazione bolscevica, temuti dalla borghesia. Quando sul principio del 1921, l'attività dello squadrismo si diffuse in tutto il vercellese con risse violente, intimidazioni, accoltellamenti, morti e occupazioni di sedi comunali, il fenomeno fu sottovalutato. Molti ritennero che esso, dopo aver ridotto al silenzio i propri avversari, sarebbe rientrato nella legalità costituzionale. Ma tali previsioni non si avverarono e, poco più tardi, i fascisti diranno che lo stato liberale non riuscì né a dominare la realtà effettiva, né a mantenere l'ordine pubblico. Conseguentemente, essi avevano dovuto assumersi il compito di dare un nuovo ordine sociale ed economico, quando la fase socialista aveva esaurito la sua esperienza.
A queste direttive furono costretti ad adeguarsi anche gli amministratori del comune di Crescentino, i quali in seduta straordinaria indetta dal sindaco il 30 marzo 1924, uscirono con un comunicato, ambiguo nella forma, ma chiaro nella sostanza, inneggiante all'immane opera di ricostruzione spirituale ed economica iniziata dal governo di S. E. Mussolini, per sostenere la quale appariva doveroso impiegare tutte le proprie forze al trionfo della lista nazionale, mediante un Comitato esecutivo di cinque membri con l'incarico di lanciare un appello elettorale e di concretare tutti quei mezzi pratici che reputi più acconci e conformi alle direttive ventilate doli 'assemblea medesima. Però, rispetto ad altri paesi del vercellese, il fascismo a Crescentino penetrò un pò più tardi, dapprima solo a livello ideologico presso alcune famiglie borghesi e poi anche nell'ambiente dei lavoratori agricoli.
Il primo podestà fu l'avvocato Febo Carette che si dimise nel 1932, le cui funzioni furono assunte dal consigliere di prefettura dottor Ugo Severini. Seguì il geometra Giovanni Miglino, indi dal 29 marzo 1941 il geometra Antonio Dellarole.
Anche a Crescentino, dopo l'8 settembre 1943 si formò un gruppo di opposi zione armata all'occupazione tedesca e alla repubblica di Salò, che costituì l'embrione del futuro C.L.N.
Nelle campagne e nelle vicine colline di Verrua Savoia la guerra civile si fece sentire in tutta la sua asprezza. Le reazioni nazifasciste alle azioni partigiane, spesso condotte in modo improvvisato, assunsero caratteri di inumana crudeltà, ricorrendo all'uccisione di persone civili ed i nnocenti, come accadde l'8 settembre 1944, quando vennero fucilati nove uomini sul piazzale della stazione ferroviaria, quale ritorsione per l'uccisione di un tedesco da parte di partigiani nel ristorante della stazione stessa. Undici giorni dopo la città venne prima saccheggiata e poi incendiata dai tedeschi. Trentanove case andarono distrutte e i danni furono stimati in 50 milioni dell'epoca.
Pur nella sua grande diversità di situazioni, la Resistenza significò comunque un rifiuto all'incivile ideologia nazifascista e rappresentò un particolare valore morale nella lotta per la libertà e la democrazia.
Il 2 giugno 1946 segnò la nascita della Repubblica e, diciotto mesi dopo l'elezione di un'Assemblea costituente, il 22 dicembre 1947, venne approvato il testo definitivo della Costituzione. Il primo sindaco del dopoguerra fu il maestro Guido Casale (socialista), seguì dal 1951 al 1985 il professor Massimo Pedrale (democristiano), indi il geometra Giovanni Franco Bonesso (socialista), a cui successe il professor Luigi Canonica (socialista). Infine, dal 1995 la dottoressa Marinella Venegoni, giornalista, sotto il simbolo Amare Crescentino.


Per gentile concessione dell LIBRERIA MONGIANO EDITRICE
Tratto dal libro "Crescentino nella storia e nell'arte"



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